25 ottobre 2013

Un bar storico di Avezzano scrive una nuova pagina della cucina abruzzese

in cui l’eco della tradizione risuona attraverso le suggestioni del mondo

Testo di Valentina Tenaglia, foto di Francesco Scipioni

 

Il ristorante Conca d'Ora di Avezzano

Il ristorante Conca d’Ora di Avezzano

In tutte le città c’è il “bar punto di ritrovo”, che racconta momenti importanti della storia di ognuno. Ad Avezzano questo ruolo è sempre stato ricoperto dal Conca d’oro, un’istituzione per la città fin da quando Felicetto Orfanelli lo aprì nel lontano 1964, insieme a suo fratello Vincenzo. Da qualche anno il bar è stato rinnovato, nella struttura e nei contenuti, ma conserva ancora quell’atmosfera familiare, quel calore che ti fa sentire come a casa. «Quando ho aperto il bar – racconta Felicetto – mi piaceva pensare che chi sceglieva il nostro caffè lo faceva soprattutto perché qui si sentiva accolto come in famiglia». L’impegno, la dedizione e l’amore profusi dai fratelli Orfanelli in questo piccolo bar nel centro cittadino sono stati raccolti dai figli di Felicetto, Mauro e Fabio, che hanno girato il mondo per poi regalare alla Conca d’oro il frutto delle esperienze vissute. Ed ecco che un prezioso lavoro di restyling, eseguito con materiali di pregio come il legno, l’acciaio, il cristallo o la pietra naturale, cambia la veste del locale, mentre una fucina sempre accesa di idee regala alla città un posto nuovo, dove si legano buona cucina, cultura, musica, attenzione per il sociale e rispetto per le tradizioni. Cristina De Blasi, moglie di Mauro nonché pasticcera e chef, sforna autentiche prelibatezze per il palato, avvalendosi nella preparazione dei dolci delle preziose consulenze dei Maestri pasticceri italiani. A partire dalla colazione, golosa e genuina tra dolci fatti con burro e lievito madre e l’ottimo caffè dalla miscela esclusiva tostato a legna, e passando per la pausa pranzo, dove ogni giorno c’è un piatto diverso, accompagnato dal ritmo naturale delle stagioni. Le “merende di città” sostituiscono il classico aperitivo. Quattro diversi percorsi raccontano storie di vita, come “la mutina” (il pranzo dei contadini attaccato al fazzoletto diventa spezzafame di città con pane, olio e frittatine) o il “viaggio in Abruzzo” (nel piatto, le tipicità di ogni provincia). La grande cucina a vista diventa un piccolo teatro dove si esibiscono chef provenienti da tutta Italia, ma il locale ospita ogni genere di iniziativa, dalle apprezzate degustazioni musicali a veri e propri eventi enogastronomici. «Nel giro di dieci anni siamo riusciti a portare la modernità in un luogo diventato ormai tradizionale – spiega Felicetto – perfezionando l’offerta del vino e del caffè, rinnovando la presentazione dei piatti e rafforzando il legame con il territorio. C’è solo una cosa che non abbiamo mai fatto – aggiunge – dimenticare l’anima di questo posto».

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