10 novembre 2013

_CSC0558Nel numero attualmente in edicola di Tesori d’Abruzzo raccontiamo ampiamente la sua storia e le innumerevoli bellezze disseminate lungo il suo straordinario percorso. Stiamo parlando della tratta Sulmona-Carpinone altrimenti conosciuta come la Transiberiana d’Italia, capolavoro di ingegneria ferroviaria inaugurata nel 1892 ed inopinatamente chiusa in modo definitivo a partire dalla metà di ottobre scorso per volere dei poco illuminati vertici di Rete Ferroviaria Italiana, in concorso di colpa con i rappresentati politici regionali di Abruzzo e Molise.

A seguito di questa sciagurata decisione, alcune realtà del territorio, a cominciare da Transita Group, l’impresa sociale che da poco più di un anno e mezzo, seppur per finalità esclusivamente turistiche, era riuscita a riattivarla allestendo oltre venti treni speciali capaci di riversare sul territorio circa 8.000 turisti giunti da ogni parte d’Italia e del mondo, si sono ritrovate lo scorso 9 novembre presso le Terme Alte di Rivisondoli per far sentire forte e chiaro il proprio grido di ribellione.

Pubblico in sala

Pubblico in sala

All’appello hanno risposto in tanti; dall’assessore ai trasporti della Regione Molise ai rappresentanti delle Province di Chieti e Campobasso, fino all’on. Paola Pelino. Contrassegnati dalle loro fasce tricolori, erano presenti anche diversi sindaci dei comuni interessati in qualche modo al destino della tratta, dagli abruzzesi Sulmona, Campo di Giove, Palena, Rivisondoli, Roccaraso, Ateleta, Alfedena, Scontrone, ai molisani Carovilli, Pietrabbondante, Montefalcone nel Sannio, Carpinone, Isernia, fin giù a Sepino, in provincia di Campobasso. Colpevolmente latitante, invece, è risultata ancora una volta la Regione Abruzzo, come hanno fatto notare mestamente gli stessi organizzatori.

Tanti gli interventi che si sono susseguiti nel corso del lungo pomeriggio, forse troppi. Se può esser giusto portare avanti una battaglia comune per la salvaguardia di tutto un territorio dai continui tentativi di spoliazione e ridimensionamento, riuscire poi a fare sintesi e a dare il giusto peso alle proprie rivendicazioni risulta inevitabilmente più difficile.

Il presidente di Transita, Francesco Tufano

Il presidente di Transita, Francesco Tufano

Secondo il presidente di Transita, Francesco Tufano, che ha aperto le relazioni, stiamo assistendo ad «un gioco oscuro tra le parti, dove è il territorio a pagarne le conseguenze. RFI e le Regioni si accusano reciprocamente di scarso interesse per la tratta ma ambedue hanno le loro responsabilità. Ora però ci siamo stufati e pretendiamo di sapere che intenzioni hanno. Perché a queste condizioni noi di Transita siamo pronti a trasferirci altrove, dove i territori ci chiamano; stiamo valutando infatti la possibilità di prendere in gestione la linea Bari-Matera perché i nostri ragazzi non sono parassiti, ma vogliono continuare a vivere del proprio lavoro».

«Da questa sala – ha continuato come un fiume in piena – deve uscire una forma di protesta forte. La mia provocazione è che i sindaci vadano dai rispettivi Prefetti a riconsegnare la fascia tricolore e a loro volta i cittadini vadano dai sindaci a riconsegnare nelle loro mani il certificato elettorale; una forma di protesta pacifica, forse ingenua, ma i governanti devono sapere che questo territorio non è più disposto a subire. Io davvero non riesco a capire per quale motivo la politica dei trasporti in Italia debba essere lasciata nelle mani di un amministratore delegato di una società privata, siamo fuori da ogni logica. Sono i cittadini, i territori, attraverso gli amministratori locali e nazionali, che devono decidere su quali collegamenti attivare o meno! Si convochi dunque un incontro urgente in cui le Regioni Abruzzo e Molise spieghino dettagliatamente al Governo quello che sta accadendo nei nostri territori, ribadendo l’utilità non solo turistica della tratta ferroviaria, nonché la volontà dei propri abitanti di poter continuare a vivere del proprio lavoro».

L'on. Paola Pelino

L’on. Paola Pelino

Il messaggio è stato prontamente raccolto dall’on. Paola Pelino la quale ha chiesto carta bianca per fissare nei prossimi dieci giorni un tavolo ristretto con il ministro dei trasporti Maurizio Lupi, tenendo a precisare che lei di promesse non ne fa: «L’unica cosa che prometto è l’impegno per risolvere questa problematica; sono abruzzese e quindi è molto difficile che io demorda. Spero presto di poter dare una buona notizia».

A smorzare gli entusiasmi dell’onorevole (che nel frattempo era andata via…) ci ha pensato, però, l’assessore ai trasporti della Regione Molise, Pierpaolo Nagni, che nella sua cruda disamina ha riportato tutti con i piedi per terra. «Siamo molto più avanti di ciò che dice la Pelino. L’incontro con il ministro Lupi e con i vertici di RFI è già in programma, ci sarà giovedì prossimo. Lì si discuterà sulla strategia complessiva dei trasporti regionali perché se andiamo a chiedere un incontro solo sul destino della Sulmona-Carpinone non ci ricevono nemmeno. Le proteste localistiche non servono a niente. Non dobbiamo farci coinvolgere dalle passioni. Bisogna capire quali corde toccare a livello nazionale che sono quelle finanziarie, su questo non c’è alternativa. Abbiamo provato a seguire la possibilità dell’acquisto insieme all’Abruzzo. RFI vuole 1.500.000 euro all’anno. Come si fa ad investire una somma del genere per un progetto che dovrebbe essere inevitabilmente di lunga scadenza? Abbiamo provato anche l’ipotesi del solo treno turistico ma allo stesso modo attualmente i costi sono inaccettabili».

Pubblico in sala

Pubblico in sala

«Possiamo protestare quanto vogliamo, ma la realtà oggi è che la tratta Sulmona-Carpinone è inclusa nell’elenco di quelle da sopprimere – ha concluso con piglio a metà tra lotta e rassegnazione –. RFI ha detto che è pronta a rivedere parte di questa strategia a patto che il Governo se ne faccia carico. Questa è la strada che dovremo provare ad esplorare. Io quindi propongo di aspettare gli esiti della riunione di giovedì prossimo e vedere cosa ci sarà sul tavolo della trattativa, rivedendoci subito dopo per verificare la fattibilità di un’eventuale sacrificio finanziario da parte dei sindaci».

Proseguendo in ordine sparso con gli interventi fin sul calar della sera, tra la bizzarra proposta avanzata dal rappresentante della Provincia di Campobasso di battezzare «SI TAV, ovvero sì al Treno Alti Valori o delle Alte Vallate» il movimento a difesa della Sulmona-Carpinone, e la consapevolezza del sindaco di Carpinone sul fatto che «bisogna dire che questa tratta fu chiusa commercialmente anni fa esclusivamente per interessi politici, per favorire i trasporti su gomma rispetto agli spostamenti in treno», quando ormai la platea era ormai provata da oltre due ore di discussione, il sindaco di Scontrone Ileana Schipani ha spiazzato tutti tirando fuori dal cilindro una mail a lei indirizzata in cui il più volte evocato ministro Maurizio Lupi comunica in sostanza di avere la massima considerazione per le cosiddette tratte secondarie le quali, secondo lui, sarebbero addirittura più importanti delle altre.

Davvero a questo punto la domanda sorge spontanea: ma allora perché si è permesso di dilapidare questa straordinaria risorsa economica, turistica ed occupazionale rappresentata dalla Sulmona-Carpinone? Perché non intervenire per tempo? Perché non impegnarsi per salvaguardare e tutelare un territorio già fiaccato da una crisi devastante che ne sta compromettendo il proprio futuro?

Chissà se, tra incontri già in programma ed altri da realizzare, qualche risposta si potrà avere nel corso del convegno “Le Ferrovie dello Stato in Abruzzo, diagnosi e prospettive” organizzato a Pescara per il prossimo 29 novembre ed al quale dovrebbero partecipare, oltre ai vertici regionali abruzzesi (ma sarà vero?), anche diversi rappresentanti del Governo tra i quali il richiestissimo ministro Lupi. Comunque vada, il territorio, le associazioni e i cittadini che non vogliono arrendersi ad un destino di oblio per la Transiberiana d’Italia saranno presenti per far sentire forte le proprie ragioni.

Ivan Masciovecchio

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